stellon

Ambasciata D'Italia

 in
Uganda - Rwanda - Burundi


 

ufficio consolareCancelleria Consolare

Ufficio commercialeCarta del Cittadino    all'estero

Ufficio commercialeUfficio Commerciale

Ufficio CulturaleUfficio Culturale

CooperazioneCooperazione

Ufficio Commerciale


Quadro EconomicoQuadro Economico
rapportiRapporti Economici-Commerciali Bilaterali
InvestimentiInvestimenti

InvestimentiVADEMECUM PER GLI OPERATORI ECONOMICI ITALIANI IN AFRICA   (New)


 

Quadro Economico

L'economia dell'Uganda ha registrato, a partire dalla fine degli anni ottanta, progressi significativi grazie al consolidamento della situazione politica interna, all'adozione di un programma di riforme strutturali miranti al controllo del tasso di inflazione, alla privatizzazione di imprese statali, alla liberalizzazione dell'economia, alla promozione degli investimenti e delle esportazioni. Il processo di liberalizzazione dell'economia e degli scambi con l'estero e' stato portato avanti con coerenza, riducendo gradualmente le posizioni monopolistiche, abbassando il livello delle tariffe doganali ed eliminando le restrizioni di natura valutaria. Tale politica ha ricevuto il pieno riconoscimento delle Istituzioni finanziari internazionali al punto che l'Uganda e' stato riconosciuto, sin dall'aprile 1998,  il primo Paese, fra quelli più poveri, a beneficiare del programma di intervento messo a punto dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale che prevede una consistente riduzione del debito bilaterale e multilaterale. Con tale programma di alleggerimento del debito, l'Uganda vede i suoi conti di ripagamento del debito ridotti di circa 40 milioni di dollari all'anno, per un decennio. In cambio il Governo ugandese si e' impegnato a utilizzare tale somma per progetti in alcuni settori prioritari sociali, come l'educazione e la sanita'. Il gruppo dei Paesi donatori (Paris Club), riunitosi a Kampala nel dicembre 1998, ha messo da parte le obiettive riserve sulla corruzione nel Paese (L'Uganda appare ai primi posti in una classifica formulata dalla Banca Mondiale), e si e' impegnato per un ammontare di 2.2 miliardi di dollari per i successivi tre anni, anche allo scopo di sostenere un'economia il cui andamento, nel contesto africano, rimane uno dei migliori. La crescita del PIL, negli ultimi dieci anni e' stata mediamente di circa il 6.7% (nel 1999 è stato del 7.4%, superiore quindi al 7% previsto dai programmi del Governo, ma nei due anni successivi, 2000 e 2001, ha riscontrato una sensibile contrazione a causa, soprattutto, di alcuni fattori esogeni ). 

Nel corso dell’anno finanziario 2001/02, l'economia ugandese si è sviluppata al ritmo del 5,7%, analogamente al tasso di crescita realizzato nel 2000/01. Questi tassi di crescita sono stati realizzati nonostante una significativa  diminuzione degli scambi commerciali del Paese; tale peggioramento e’ stato causato soprattutto dalla caduta dei prezzi del caffè all’esportazione che hanno subito una contrazione del 55% negli ultimi due anni e del 30% soltanto nel periodo 2001/02. Il fatto che l'Uganda sia riuscita a mantenere,  nel periodo 2001/02, lo stesso andamento del tasso di sviluppo economico dell’anno precedente, dimostra la relativa forza del sistema economico e l'impatto positivo delle riforme del sistema produttivo nonché delle iniziative politiche, come ad esempio quelle volte all’aumento e alla diversificazione delle esportazioni

Mentre l'economia si è sviluppata ad un tasso del 5,7%, il tasso tendenziale dell’inflazione (relativa ai prodotti di consumo, esclusi i prodotti agricoli alimentari) per il periodo 1999/01 é stato del 5%,  entro il limite previsto dal governo. Il controllo dell’inflazione costituisce l’obiettivo cardine nella gestione macro-economica dell'Uganda; esso ha contribuito ad assicurare quella stabilità economica necessaria a stimolare gli investimenti del settore privato, sostenendo altresì la realizzazione del livello di sviluppo del PIL. Pertanto, gli investimenti del settore privato nel 2001/02 sono cresciuti di oltre un punto percentuale del PIL. Oggi, il totale degli investimenti privati nel contesto dell’economia ugandese rappresenta il 14,6% del PIL, quasi il doppio di una decina di anni fa.

Il tasso di cambio medio dello scellino ugandese rispetto al dollaro è aumentato dello 0.5% nel periodo 2001/02, a fronte di un deprezzamento del 17% dell’anno precedente. Lo scellino ha dovuto confrontarsi con le pressioni di tale miglioramento nella prima metà dell'anno finanziario, con un aumento iniziale dello 0.8%, e di un successivo deprezzamento fino al 5% durante la seconda metà dell’anno. I tassi dei Buoni del Tesoro hanno registrato un rialzo all'inizio dell'anno, per poi scendere ai livelli più bassi registrati negli ultimi tre anni a causa di un’eccessiva liquidità nel sistema finanziario. Nonostante tale eccesso di liquidità, il credito al settore privato è aumentato di appena l’1,8%, anche a causa degli alti tassi di interesse.

Per quanto riguarda il mercato estero, alcuni dei Paesi dell'Unione Europea mostrano una buona performance, collocandosi tra i maggiori partners commerciali dell'Uganda. Negli ultimi due anni, 1999 e 2000, il 12.1% ed il 17.5%, rispettivamente, delle merci importate in Uganda provengono infatti dai Paesi Europei (nell'ordine Gran Bretagna, Italia,  Germania, Francia, Belgio e Danimarca) e l'Uganda esporta, nello stesso periodo,  il 25% del totale delle sue esportazioni, verso l'Europa. I prodotti esportati sono principalmente caffé, fiori freschi, cotone, tè, cacao, tabacco, prodotti ittici, frutta e ortaggi, spezie, pelli grezze . Altri partners commerciali sono i Paesi COMESA, la cui quota di esportazione e' di circa il 23%, seguiti dai Paesi dell'Asia e dell'Estremo Oriente: Giappone, India, Hong Kong, Malaysia, Singapore e Cina.

Il caffè è pur sempre il prodotto dominante nelle esportazioni. Tale prodotto ha sempre assicurato nel passato il maggior flusso di entrate valutarie, raggiungendo, negli anni '80, livelli fino al 94% del valore complessivo delle esportazioni. Tuttavia, a causa della caduta del prezzo del caffè sui mercati internazionali, tale quota è venuta via scemando fino conseguire quote più modeste: 31% nel 2000. In compenso è aumentata la parte di entrate valutarie relativa alle esportazioni di prodotti "non tradizionali", diversi cioè del caffè, cotone, tè e tabacco (ad esempio fiori).

ritorno


Rapporti Economici-Commerciali Bilaterali

Le esportazioni dall'Uganda verso l'Italia ammontano nel 2001  a 17.9 milioni di Euro mentre, nello stesso periodo, le importazioni dall'Italia verso l'Uganda ammontano a 10.5 milioni di Euro con un saldo per l'Italia di 12.4 milioni di Euro. Nei primi cinque mesi del 2002 tali valori sono stati, rispettivamente, 8.1 e 7.1 milioni di Euro . I prodotti che l'Italia importa dall'Uganda sono principalmente pelli grezze non pregiate e caffé, mentre le esportazioni italiane verso l'Uganda sono costituite soprattutto da materiali metalmeccanici , parti di macchine non elettriche, autoveicoli e prodotti alimentari.

Questa Ambasciata sin dal 1998 ha impostato, in collaborazione con istituzioni locali preposte, un lavoro di raccolta dati relativo alle possibilità di investimento esistenti nel Paese. Le informazioni sono state poi inoltrate alle più importanti istituzioni italiane che ne hanno promosso la diffusione. Nel frattempo e' stato organizzato un incontro fra imprenditori italiani ed ugandesi alla Confindustria e una partecipazione della stessa delegazione ugandese al Boritec di Milano. Ambedue le occasioni hanno prodotto in alcuni casi le basi per possibili investimenti nei settori delle pelli, nella produzione e lavorazione dei prodotti agricoli, nella produzione di piccole attrezzature agricole. Sempre dal 1998 e' stato allestito in occasione delle Fiera Internazionale di Kampala, dove la presenza di ditte straniere si fa ogni anno più consistente, un padiglione "Italia" che ospita sempre un maggior numero di ditte ogni anno. Nell'edizione del 2001 le ditte partecipanti erano 24, di cui molte venute dall'Italia, mentre in quella del 2002 erano rappresentate 30 aziende italiane.

Si e' ritenuto, nel quadro dei rapporti bilaterali economico-commerciali, dare enfasi alla promozione degli investimenti. Il governo ugandese ha varato infatti già dal 1991 una legge per la promozione degli investimenti. L'Uganda dispone di risorse, specialmente nel settore agricolo e zoo-tecnico, che se opportunamente sfruttate costituiscono una valida base per attività industriali per la produzione di beni da esportare nei paesi limitrofi e in altri mercati.

Tre sono gli Accordi conclusi che hanno confermato i buoni rapporti bilaterali tra l'Italia e l'Uganda negli ultimi tre anni:

  • Accordo in materia di promozione e protezione degli investimenti (in vigore dal 24 settembre 1999);
  • Convenzione per evitare le doppie imposizioni;
  • Accordo per la cancellazione totale del debito estero ugandese  nei confronti dell'Italia, firmato a Roma il 17.04.2002 dal Sottosegretario agli Affari Esteri Sen. Alfredo MANTICA ed il Ministro di Stato alle Finanze, Pianificazione e Sviluppo ugandese Sam K. KUTESA.

ritorno


Investimenti

PERCHE' INVESTIRE IN UGANDA ?

    • L' economia è in rapida crescita e un gran numero di attività economiche è stato completamente liberalizzato e aperto all'investimento straniero.

    • Grazie alla crescita economica, il Paese sta rapidamente superando i suoi partners commerciali nella regione e rappresenta il trampolino di lancio al servizio di un mercato piu' vasto come la COMESA e l'East African Community che comprende il Kenya, la Tanzania e l'Uganda.

    • Il 23 giugno 2000, data del 25º anniversario della " Convenzione di Lomé " che ha sin qui unito 71 Stati membri del gruppo degli Stati dell'Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) e l'Unione Europea, è stato firmato a Cotonou, capitale del Bénin, il nuovo accordo di partnership che unirà 77 paesi ACP (sei in più) e l’Europa per 20 anni. Il nuovo " Accordo di Cotonou " riunisce dunque 92 paesi diversi, dato che hanno aderito anche le isole Cook, la Repubblica di Nauru, la Repubblica di Palau, la Repubblica delle Isole Marshall, Nioue e gli Stati federali di Micronesia, tutte isole nell’Oceano Pacifico. L'accordo è stato concluso dopo 18 mesi di intensi negoziati per dare alle future relazioni ACP/UE un nuovo slancio e definire un nuovo modello di cooperazione fondato sulla liberalizzazione degli scambi. Basato sul rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto e sulla buona gestione degli affari pubblici, l'Accordo é arricchito dal dialogo politico (art. 8) tra i partners, concepito come " una componente essenziale " per l'orientamento dei sostegni comunitari. La differenziazione dell'aiuto in funzione dei livelli e dei bisogni di sviluppo dei vari paesi ACP, la partecipazione della società civile e dei protagonisti economici e sociali, la promozione del settore privato, l'incoraggiamento delle pari opportunità tra uomini e donne, la buona gestione dell'ambiente e delle risorse naturali, saranno le leve dello sviluppo durevole richiesto dai partners. Infine, la preparazione progressiva degli Stati ACP al negoziato di accordi di partnership economici regionali che entreranno in vigore nel 2008 per arrivare a delle zone di libero scambio nel 2020, esprimerà l'inizio di un nuovo regime commerciale basato sulla reciprocità graduale e non più su preferenze commerciali unilaterali. La firma dell'Accordo consente ai 77 paesi, tra cui l'Uganda, il libero accesso (senza dazio) al mercato europeo ad altri quattro prodotti agricoli (carni bovine, zucchero, banane e rum) che in precedenza erano soggetti ad un regime tariffario molto restrittivo ed a rigorose quote di mercato. Per zucchero e banane sussistono ancora alcune limitazioni. Restano ancora in vigore le" barriere non tariffarie" (norme sanitarie, di confezionamento, ecc.). 

    • L'Uganda fa parte anche dell'Accordo AGOA (African Growth and Opportunities Act) che apre al Paese il mercato USA. L’accordo AGOA - di cui fanno parte ora trentacinque paesi, tra cui l’Uganda - inizialmente nato per favorire le esportazioni di prodotti tessili dai paesi dell’Africa sub-sahariana verso gli Stati Uniti - fornisce ai paesi africani un preferenziale accesso commerciale nel mercato statunitense esteso anche ad altri prodotti (tra cui: oltre ai tessili, abbigliamento, artigianato locale, calzature, tessuti africani, ecc.).

    • L'Uganda ha abbondanti risorse naturali: un clima mite, un terreno fertile, molti laghi e fiumi - alcuni importanti per il commercio regionale e risorse minerali.

    • Il Governo è impegnato a sostenere il settore privato.

    • All'imprenditore l'Uganda offre un mercato in espansione con numerose opportunità. Anche se i suoi confini non si estendono fino al mare, l'Uganda si avvale di una posizione strategicamente collocata al centro dell'Africa che permette un facile accesso ai mercati regionali ed internazionali.

    • Lo scellino ugandese è pienamente convertibile ed è rimasto stabile negli ultimi cinque anni. Esiste un mercato finanziario operativo. Il mercato del lavoro può offrire del personale qualificato comunque in grado di imparare. Il costo del lavoro in Uganda e' relativamente a buon mercato; una grossa percentuale della popolazione parla e scrive in inglese - un vantaggio non indifferente per i potenziali investitori stranieri - nonostante il tasso di tasso di alfabetismo sia ancora basso (circa il 50%).

    • L'Uganda continua ad investire fortemente nello sviluppo delle infrastrutture. Tutte le strade principali e di collegamento interno sono state ristrutturate, anche se la manutenzione rimane insoddisfacente.

    • A partire dal 1991, circa 2.000 imprese di diverse dimensioni hanno impegnato oltre 2 miliardi di dollari USA in investimenti in Uganda. I progetti intrapresi includono: la trasformazione di prodotti agricoli, le attività manufatturiere, l'energia, l'ecoturismo, la pesca.

 

COMMERCIO CON L'ESTERO

Anche con il resto del mondo, le merci più esportate dall'Uganda negli ultimi cinque anni sono: caffè, pesce, cotone,  tè, tabacco, mais, sesamo, fiori e prodotti ortofrutticoli. Le importazioni si identificano soprattutto nei beni di consumo (generi alimentari, detersivi, prodotti farmaceutici, autoveicoli, tessuti, materiale elettrico, ecc.) e prodotti industriali.


RELAZIONI CON L'ITALIA

Le relazioni con il nostro Paese si possono definire ottime.

Dal 16 al 18 ottobre 2002 si é svolta la visita a Kampala del Sottosegretario agli affari esteri Sen.  MANTICA. Nel corso della visita, il Sottosegretario ha avuto modo di visitare alcuni progetti di cooperazione e di incontrare alcuni esponenti del governo ugandese. A questi ultimi, Mantica non ha mancato di ricordare la volontà del Governo italiano a rendere concrete, con la collaborazione delle Autorità ugandesi, le opportunità di investimenti nel quadro dell'Accordo Italia-UNIDO per la creazione di joint-ventures tra aziende ugandesi e controparti italiane.

RAPPORTI ECONOMICI TRA L'ITALIA E L'UGANDA

I rapporti economici tra i due paesi sono decisamente buoni, sia in considerazione dei meriti che l'Italia ha saputo conquistare in Uganda per mezzo dei suoi programmi di cooperazione allo sviluppo - soprattutto nel settore dell'assistenza sanitaria - sia per l'irresistibile richiamo che la tecnologia ed i prodotti italiani esercitano nella regione. In modo particolare, la cultura imprenditoriale italiana, basata sulla piccola e media attività (nei settori agricolo ed agro-industriale) si adatta in modo ottimale delle economie africane che possiedono ricchezze inestimabili a livello di risorse naturali e di materie prime. La presenza imprenditoriale italiana e dei prodotti italiani in Uganda e' fortemente aumentata negli ultimi cinque anni. Da dieci imprese italiane o a conduzione italiana nel 1992, siamo oggi arrivati ad una trentina.

Esiste sin dal'ottobre 2000 l’Ufficio IPU (Investment Promotion Unit) a Kampala, progetto ITALIA-UNIDO, finanziato interamente dall’Italia, che svolge, in stretta collaborazione con l'Uganda Investment Authority, un'attività di individuazione di opportunità commerciali in loco per avviare possibili joint-ventures tra aziende ugandesi e controparti italiane.



INCENTIVI FISCALI

    • Insieme all'eccellente risultato macro-economico, l'Uganda offre un pacchetto concorrenziale di incentivi agli investitori privati nelle seguenti facilitazioni.

    • Tasso del 30% sull'imposta societaria.

    • Esenzione sul dazio d'importazione per impianti e macchinari.

    • Rimborso agevolato dei dazi sull'esportazione.

    • Tassi agevolati per investimenti nelle attività alberghiere, nell' industria, nelle costruzioni, negli ospedali e nelle attività minerarie.

    • Rimborso dazi doganali/tasse di esportazione.

    • Concessione speciale per ammortamento (accelerato) di impianti e macchinari: per investimenti effettuati in Kampala, Entebbe e Jinja il 50%, mentre per investimenti nelle zone rurali il 75 %.

    • Ammortamento iniziale al 100% per le spese di formazione, di ricerca scientifica e di ricerche minerarie.

    • Facilitazioni di rimborso per pagamento anticipato dell'Imposta sul valore aggiunto (VAT), pari al 17%.

 

GARANZIE DI INVESTIMENTO

    • Italia e Uganda hanno firmato un Accordo in materia di Promozione e Protezione degli Investimenti, con relativo Protocollo, che è entrato in vigore il 24 settembre 1999.

    • Diverse leggi, compresa la Costituzione, proteggono le proprietà individuali. In caso di espropriazione il privato ha diritto ad un compenso adeguato corrisposto al valore di mercato della sua proprietà. Per gli stranieri non e' previsto l'acquisto del terreno senza l'approvazione del Ministro del Catasto, Urbanizzazione e Territorio.

    • L'Uganda e' membro dell'Assicurazione MIGA (Agenzia Multilaterale Garante dell'Investimento), organo della Banca Mondiale, dal 1992. La copertura MIGA garantisce gli investimenti stranieri nei PVS contro una vasta gamma di rischi non commerciali che includono l'espropriazione, il trasferimento di valuta, le inadempienze contrattuali e le guerre civili. Si consiglia di sottoscrivere la polizza con questa agenzia. Le domande di garanzia del MIGA si possono fare attraverso l'Uganda Investment Authority (l'ente per gli investimenti).

    • Oltre a quello con l'Italia, sono stati firmati accordi di protezione reciproca degli investimenti con l'India, il Regno Unito, l'Olanda e l'Egitto.

    • Come già sopra accennato, è stato ratificato  l'Accordo Italia-Uganda per evitare le doppie Imposizioni Fiscali.

 

OPPORTUNITA' DI INVESTIMENTO

A causa dell'abbondanza delle risorse naturali, le opportunità d'investimento esistono nei seguenti settori:

    • Agricoltura e zootecnia: coltivazione per il commercio (colture e zootecnici), lavorazione di prodotti agricoli, silvicoltura, pelli e pellami, lavorazione carne, produzione e lavorazione latte e derivati, produzione e lavorazione prodotti ittici, cotone ed industria tessile, industria alimentare e trasformazione ortaggi.

    • Industria Manifatturiera: un settore in rapida crescita (11%); attira il livello più alto di investimento privato. I sotto-settori che presentano maggiori potenzialità di mercato sono: farmaceutici, alimentari e bevande, tabacco, tessile, abbigliamento, prodotti chimici, prodotti minerari non metallici, industria manufatturiera, assemblaggio di elettronici, plastica, fabbricazione di metalli, industria cartaria ed imballaggio (inclusa la tipografia).

    • Industria mineraria: l'Uganda ha importanti depositi di fosfato, argilla, petrolio, stagno di alta qualità, tungsteno/wolframio, ferro, pietra calcarea, caolino, silicio ed oro.

    • Turismo: conosciuta come la perla dell'Africa, l'Uganda è un paese dotato di bellezze naturali che lo rendono fra i più interessanti in Africa. Le opportunità di investimento includono attività alberghiere, pacchetti turistici, turismo e navigazione sul lago.

    • Fonti di Finanziamento: banche commerciali, banche per lo sviluppo economico, istituti di finanziamento agli investimenti privati, riassicurazioni, società di "leasing", prestiti, servizi di piccoli finanziamenti, società di finanziamento per la costruzione di case.

    • Infrastrutture: energia, telecomunicazione, costruzione, sviluppo immobiliare, pubblica istruzione, sanità, immagazzinaggio, ecc..

    • Privatizzazione: informazioni più dettagliate su questa opportunità ed altre sono disponibili presso l'Uganda Investment Authority o l'Ente preposto alla Privatizzazione.

 

ENTE PREPOSTO PER ASSISTERE GLI INVESTITORI

L' Uganda Investment Authority (UIA)
è stata creata nel 1991 allo scopo di facilitare e promuovere l'investimento interno, dall'estero e presso tutti i potenziali investitori, di coordinare il programma di promozione dell'investimento sia a livello nazionale che a livello estero e rappresenta, quindi, un punto di riferimento per gli investitori. A tale scopo l'UIA ha inviato in Italia, sin dal 1999, un suo funzionario espressamente per un progetto di promozione degli investimenti italiani in Uganda. Questo progetto, finanziato dal Governo italiano e coordinato dall'Ufficio IPO (Industrial Promotion Office) dell'UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale)  di Milano/Bologna, prevede la raccolta di dati, informazioni, richieste ed anche studi di fattibilità per favorire la costituzione di "joint-ventures" fra imprenditori italiani ed ugandesi.

Indirizzo:
UNIDO/IPU - The Investment Centre Plot 2, Kampala Road - P.O. Box 7418 KAMPALA, Uganda

Tel.: +256-41-251562/6       Fax: 342903

mail: info@ugandainvest.com 

sito web: www.ugandainvestment.com 

In generale l'UIA fornisce a titolo gratuito i seguenti servizi agli investitori:

    • Informazioni di prima mano sulle opportunità di investimento in Uganda, rilascio di licenze di investimento ed altre licenze secondarie ed approvazioni per gli investitori.

    • Assistenza per l'individuazione di progetti e relativi servizi (località, acquisto di terreni), permesso di lavoro per gli stranieri.

    • Contatti e itinerari nel Paese per i visitatori stranieri.

    • Assistenza e identificazione di joint-ventures.

    • Consulenza circa le politiche del Governo concernenti gli investimenti.

 

PROCEDURA PER INVESTIRE IN UGANDA:

Registrare l'attività in Uganda presso l'Ufficio Registro Generale e procurarsi la licenza di investimento dall'UIA.
Indirizzo da contattare:
Uganda Investment Authority,The Investment Centre
Plot 28, Kampala Road
P.O. Box 7418 Kampala, Uganda
Tel: 00256-41-251562/5        251916         251854/5
Fax: 00256-41-342903
E-mail: info@ugandainvest.com
Homepage: http://www.ugandainvest.com/

ritorno

==========================================

VADEMECUM PER GLI OPERATORI ECONOMICI ITALIANI IN AFRICA

 

Premessa

           Scopo di questo “Vademecum”, edito dalla Direzione Generale per i Paesi dell’Africa Sub-sahariana (D.G.A.S.) del Ministero degli Affari Esteri, è quello di fornire una guida agile ed essenziale all’operatore economico italiano (sia che si tratti di un operatore commerciale come di un investitore) che sia interessato al mercato dell’Africa sub-sahariana. Questa area è la meno sviluppata nel mondo, in quanto il suo Prodotto interno lordo (PIL) globale, secondo stime della Banca Mondiale relative all’anno 2001, ammonta a circa 330 miliardi di dollari USA (meno di un terzo del PIL italiano), di cui quasi il 40% è costituito dal solo Sud Africa; la regione rappresenta appena l’1,5% del totale del commercio mondiale e attira meno dell’1% degli investimenti internazionali. Nonostante questo,  si tratta anche della regione che ha registrato il più alto tasso crescita economica nel 2001 (+3,9%) e quella per la quale è stata concepita una forma innovativa di partenariato, che ha avuto origine da un’iniziativa di un gruppo di Paesi africani, i quali hanno lanciato nel 2001 il NePAD (Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa), al quale il G8 ha risposto nel giugno 2002 varando il “Piano d’Azione per l’Africa”. Tale partenariato prevede un sostanziale aumento (circa 6 miliardi di dollari annui) dell’aiuto allo sviluppo nei confronti dei Paesi africani che rispettano le regole della democrazia, dei diritti dell’Uomo e del buongoverno, nonché un ulteriore aumento (per un altro miliardo di dollari) dei finanziamenti internazionali già operanti per la riduzione del debito estero dei suddetti Paesi; ma, soprattutto, esso pone una particolare enfasi sulla necessità di incrementare sostanzialmente gli investimenti privati in Africa, attuando le politiche più adatte a tale scopo.

          Per queste ragioni, negli anni a venire l’Africa dovrebbe presentare nuove ed interessanti opportunità per gli operatori economici italiani e soprattutto per i nostri investitori, che hanno finora trascurato questo continente, anche per le prevalenti condizioni di instabilità politica. Infatti, se la nostra presenza commerciale nell’Africa sub-sahariana è in linea con il nostro status economico internazionale (siamo il sesto partner commerciale della regione, dopo USA, Giappone, Regno Unito, Francia e Germania), non altrettanto si può dire della nostra presenza in termini di investimenti diretti: siamo infatti appena il settimo investitore, superati anche dai Paesi Bassi. Occorre pertanto lavorare per correggere questa situazione; il presente Vademecum vuol essere un modesto contributo in tal senso, tentando di offrire un quadro obiettivo ed aggiornato degli strumenti a disposizione dei nostri operatori economici.

          Il presente Vademecum è, a tutti gli effetti, un “work in progress” e non ha minimamente la pretesa di essere una guida completa. La nostra speranza è che esso possa essere uno strumento utile per cominciare ad orientarsi in una materia complessa ed in rapida evoluzione quale quella dei rapporti economici con l’Africa sub-sahariana.

 

 

I.                  GARANZIE ASSICURATIVE

 

 

A. Le funzioni della SACE

           

            Le garanzie assicurative per un’operazione economica all’estero (e quindi anche in Africa) possono essere fornite dall’Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero (SACE), le cui funzioni sono regolate dal Decreto Legislativo n.143 del 31/3/1998, integrato con il Decreto Legislativo n. 170 del 27/5/1999 (vedi www.isace.it ).[1]

Gli strumenti assicurativi di cui dispone la SACE sono:

- la PROMESSA DI GARANZIA (l’operatore italiano, prima della conclusione del contratto, con la controparte estera, può ottenere una promessa di garanzia che gli consente di avere da SACE l’impegno che, a meno di fatti nuovi, l’operazione potrà essere assicurata alle condizioni riportate nella promessa medesima) e

- la GARANZIA ASSICURATIVA (dopo la firma del contratto di fornitura, l’operatore italiano può richiedere la garanzia assicurativa  a cui SACE risponderà in caso affermativo con una proposta di contratto specificando le condizioni di assicurabilità ed il relativo costo).

Se l’importo delle operazioni per cui l’operatore presenta domanda di promessa o di garanzia è inferiore ad € 250mila o se l’impresa che fa domanda è classificabile come PMI secondo i parametri dell’UE (numero di dipendenti inferiore a 250, fatturato annuo inferiore a € 40 milioni, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a € 27 milioni e che il capitale o i diritti di voto non siano detenuti per il 25% e più da una o più imprese non PMI), le spese di apertura dossier non sono dovute.

L’ammontare delle spese di apertura dossier, ove dovute, è stabilito secondo i seguenti parametri:

      -         500 per rischi assumibili di importo fino a 2,5 milioni di Euro

-     2.500 per rischi assumibili di importo compreso tra € 2,5 milioni e 12,5 milioni;

-     5.000 per rischi assumibili di importo compreso tra € 12,5 milioni e 50;

-    € 12.500 per rischi assumibili di importo superiore a € 50 milioni.

Le imprese possono assicurare i propri crediti direttamente presso l’Istituto SACE oppure indirettamente attraverso banche italiane o estere.

 

»»»»»

 

I paesi oggetto di attività di credito all’esportazione sono classificati in relazione al grado di rischio. L’analisi del rischio è condotta in modo congiunto da tutte le agenzie di credito all’esportazione (ECA) dei Paesi membri dell’OCSE, nell’ambito di un gruppo di lavoro ad hoc. La classificazione dei Paesi da parte di SACE coincide di norma con quella OCSE. Le categorie sono 7: alla 1a categoria corrisponde il rischio minore; alla 7a corrisponde il rischio maggiore. Gli accordi OCSE stabiliscono che a ciascuna classe di rischio corrisponda un premio minimo (Minimum Premium Benchmark, MPB) a copertura del rischio sovrano nelle operazioni di assicurazione del rischio del credito. Tali accordi non fissano alcun riferimento per il rischio commerciale, che va ad aggiungersi al MPB nel caso di tutti i debitori non sovrani.

 

Nell’ambito delle suddette 7 categorie di rischio, SACE stabilisce, in linea di massima, il proprio atteggiamento assicurativo secondo il seguente approccio:

– paesi assicurabili senza particolari restrizioni;

– paesi verso i quali si adotta un atteggiamento di “apertura con restrizioni”;

– paesi per i quali è prevista o è stata realizzata la cancellazione del debito (di tale categoria fanno parte la maggior parte dei paesi africani);

-         – paesi in sospensiva e in pausa di riflessione.

 

            Per verificare la posizione di un determinato Paese nell’ambito di queste categorie, vedi la pagina WEB: http://www.isace.it/database/skpaesew.nsf/PSPWGE?OpenPage

 

 

B. Tipologie di assicurazione che gli operatori possono stipulare direttamente con SACE

 

1. POLIZZA GLOBALE

Questo è lo strumento più adatto per forniture d’importi non molto elevati e ripetitive sullo stesso cliente e perciò particolarmente idoneo alle PMI che vogliano assicurare i propri crediti derivanti dall’esportazione di merci di produzione nazionale. E’ infatti possibile reintegrare il fido sulla base dei pagamenti effettuati dal debitore alle scadenze dovute. Durante la normale gestione della polizza può essere variata la composizione dei paesi e dei clienti importatori. La polizza ha durata un anno ed è prorogata automaticamente salvo disdetta da una delle parti.

E’ prevista la possibilità di coprire sia il rischio politico abbinato al rischio di insolvenza commerciale, sia il solo rischio politico. Mentre nel primo caso l’esportatore deve impegnarsi ad assicurare i suoi crediti nei confronti di almeno tre clienti esteri privati (se assicura tutti i crediti verso tutta la sua clientela estera privata avrà lo sconto del 30% del premio assicurativo), nel secondo ha la possibilità di gestire la polizza in autonomia mediante l’utilizzo del “massimale paese”, cioè SACE delibera un importo massimo su uno o più paesi senza la preventiva specifica dei debitori.

Il rischio assicurabile è il rischio di credito.

http://www.isace.it/database/sito%20Web/myPubblica.nsf/vwPubblicati/ServiziAssicurativi-PolizzaGlobale?OpenDocument

 

2. POLIZZE INDIVIDUALI

 

a. Assicurazione per l’esportazione di merci e servizi

E’ possibile assicurare le esportazioni di merci e  servizi (in genere, le prestazioni di servizi, di studi o di progettazioni sono congiunte alla fornitura di merci o all’esecuzione di lavori) per i seguenti rischi:

-         rischio di produzione (interruzione della produzione per 6 mesi consecutivi)

-         rischio di credito (l’assicurato non può ottenere il pagamento parziale o totale degli importi dovutigli entro i 3 mesi successivi alla scadenza)

-         rischio di mancata o ritardata restituzione di cauzioni, depositi o anticipazioni

-         rischio di escussione di fideiussioni

-         rischio di distruzione o danneggiamento di beni (per guerra o calamità naturali).

 

b. Esecuzione di lavori all’estero e montaggio

La garanzia assicurativa può essere concessa all’impresa italiana anche se il contratto per l’esecuzione dei lavori sia stato stipulato da imprese aventi personalità giuridica di diritto estero, a condizione che in queste ultime vi sia partecipazione di capitale, diretta o indiretta, di un’impresa italiana. La copertura assicurativa sarà commisurata all’entità della partecipazione dell’impresa italiana (salvo che non si accerti una maggiore partecipazione effettiva dell’impresa italiana all’esecuzione dei lavori, degli studi e delle progettazioni).

I rischi assicurabili sono gli stessi elencati al paragrafo a) qui sopra, con l’aggiunta del rischio di requisizione o confisca dei beni.

 

 

c. Depositi all’estero per vendita o partecipazione a fiere e mostre

I prodotti costituiti in deposito all’estero, quelli esposti in mostre e fiere sempre all’estero, e quelli esportati temporaneamente per la vendita possono essere assicurati contro i rischi di:

-  distruzione o danneggiamento dei beni;

-  requisizione o confisca dei beni.

 

d. Cauzioni, depositi, anticipazioni o fideiussioni

Possono essere assicurati contro il rischio di mancata o ritardata restituzione, parziale o totale, di cauzioni, di depositi, di anticipazioni e/o contro il rischio di escussione di fideiussioni che gli operatori nazionali sono tenuti a presentare per poter concorrere ad aste o appalti indetti da committenti esteri; a fronte di pagamenti anticipati; al fine di garantire la buona esecuzione del contratto di fornitura, di prestazione di servizi, di esecuzione di lavori o di prestazioni connesse al contratto; in sostituzione di trattenute a garanzia; per l’esecuzione d’investimenti all’estero a garanzia dell’adempimento delle obbligazioni dell’impresa nazionale.

 

http://www.isace.it/database/sito%20Web/myPubblica.nsf/vwPubblicati/ServiziAssicurativi-PolizzaIndividuale?OpenDocument

 

 

3. POLIZZE SUGLI INVESTIMENTI DIRETTI ALL’ESTERO

 

Sono assicurabili i rischi di perdite del capitale investito, o delle somme spettanti di investimenti all’estero, costituite da apporti di capitali, di beni strumentali, di tecnologie, di licenze, brevetti, di servizi di progettazione, di direzione lavori, di assistenza, gestione e commercializzazione, ovvero effettuati con carattere di partecipazione o di garanzie a sostegno dei finanziamenti medesimi.

Queste operazioni possono essere assicurate sia che l’impresa italiana costituisca un’impresa all’estero, sia che controlli o partecipi in un’impresa estera.

            Gli investimenti debbono essere caratterizzati dalla fondata previsione di effetti positivi non solo per il Paese che ospita l’intervento ma anche per l’economia italiana.

 

http://www.isace.it/database/sito%20Web/myPubblica.nsf/vwPubblicati/ServiziAssicurativi-PolizzaInvestimenti?OpenDocument

 

 

 

4.  ASSICURAZIONI  ALLE BANCHE  PER IL FINANZIAMENTO DI ESPORTAZIONI ITALIANE

 

Si tratta di assicurazioni che gli istituti bancari italiani o esteri possono stipulare a copertura di crediti o linee di credito concesse a banche o debitori esteri per il finanziamento di esportazioni italiane o attività ad esse collegate (prestazioni di servizi, esecuzione di lavori, studi e progettazioni).

Attraverso la garanzia assicurativa che copre la banca italiana o estera dal mancato rimborso del debitore estero, viene fornito agli operatori italiani il necessario supporto per le loro vendite a credito sui mercati esteri.

 

http://www.isace.it/database/sito%20Web/myPubblica.nsf/vwPubblicati/ServiziAssicurativi-CreditoAcquirente?OpenDocument

 

http://www.isace.it/database/sito%20Web/myPubblica.nsf/vwPubblicati/ServiziAssicurativi-ConfermaCredito?OpenDocument

 

http://www.isace.it/database/sito%20Web/myPubblica.nsf/vwPubblicati/ServiziAssicurativi-ConvenzioniQuadro?OpenDocument

 

 

 

Per poter chiedere l’indennizzo a fronte delle garanzie assicurative ottenute, il danno deve essere imputabile direttamente ed esclusivamente agli eventi generatori di sinistro indicati nelle relative Condizioni di Polizza.

 

 

II.  STRUMENTI MESSI A DISPOSIZIONE DALLA SIMEST SpA

 

 

A.     Le funzioni della SIMEST

            La Società Italiana per le Imprese all’estero (SIMEST) è una società per azioni istituita nel 1990 con la Legge n. 100/90, integrata dal Decreto Legislativo n. 143/98, dal Ministero del Commercio con l’Estero (oggi inglobato nel Ministero delle Attività Produttive), che detiene il 76% del suo pacchetto azionario, mentre le rimanenti quote sono possedute da banche, imprese ed associazioni. Accanto agli strumenti d’intervento finanziario, descritti qui di seguito, a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, essa fornisce anche servizi di assistenza e consulenza per tutte le fasi relative all’avvio e alla realizzazione degli stessi interventi finanziari.

(www.simest.it)

 

B.     Partecipazione al capitale di imprese estere

                        La SIMEST S.p.A. può partecipare fino al 25% del capitale sociale di imprese estere al fianco di una o più imprese italiane o comunitarie (se controllate da società italiane), che intendono investire in un paese extra UE sotto forma sia di “joint venture” che d’investimento diretto, consentendo così a quest’ultima/e di condividere il rischio potenziale con un partner istituzionale.

            La proposta di partecipazione può essere presentata alla SIMEST da società di capitali, società di persone, cooperative, consorzi, associazioni d’imprese. Gli interventi sono accordati prioritariamente a PMI e loro consorzi. La SIMEST interviene nei paesi in cui sono in vigore accordi per la protezione degli investimenti con il Governo italiano o con organizzazioni sovranazionali, in quelli che per tradizione, cultura e legami etnici sono maggiormente vicini all’Italia o che hanno una particolare rilevanza “geopolitica” per il Sistema Italia. 

            La durata massima della partecipazione è di 8 anni dall’acquisizione anche se a partire dal 1999 non è più inderogabile.

            La SIMEST può concedere agevolazioni su finanziamenti ad imprese italiane che investono in capitale di rischio. L’importo massimo del finanziamento agevolabile è il 90% della quota di partecipazione dell’impresa italiana al capitale dell’impresa estera se questa è inferiore o uguale al 51%, mentre è del  45,9%  del capitale sociale dell’impresa estera se la partecipazione è superiore al 51%. Per le PMI l’importo massimo agevolabile per ogni iniziativa non può superare i 40 milioni di Euro, mentre per ogni gruppo economico il limite massimo è di € 80 milioni. Il tasso di contributo è fisso per tutta la durata del finanziamento ed è pari al 50% del tasso di riferimento del credito all’industria vigente al momento della stipulazione del contratto di finanziamento.

 

 

C. Agevolazione dei crediti all’esportazione

            La materia è regolata dal Decreto legislativo n.143 del 31/3/1998. L’obbiettivo è di consentire alle imprese italiane esportatrici di offrire ai loro acquirenti esteri dilazioni di pagamento a medio/lungo termine a condizioni e tassi d’interesse competitivi. L’intervento copre la differenza tra il tasso di mercato richiesto dalla banca italiana o estera (nella misura ritenuta ammissibile) ed il tasso agevolato a carico dell’acquirente estero; viene fissato durante la negoziazione o al momento della stipula del contratto e resta fisso per tutto il periodo di durata del credito all’esportazione. L’importo agevolabile è al massimo pari all’85% della fornitura, il 15% deve essere regolato in contanti e coprire eventuali esborsi all’estero. Il tasso d’interesse minimo (CIRR) è stabilito mensilmente in sede OCSE in relazione alle differenti valute di denominazione del credito all’esportazione.

             Oggetto di quest’agevolazione sono le esportazioni di macchinari, impianti, studi, progettazioni, lavori e servizi, mentre sono escluse le esportazioni di beni di consumo, nonché di semilavorati o di beni intermedi che non siano destinati in via esclusiva ad essere integrati in beni d’investimento.

            Il finanziamento deve essere denominato nella stessa valuta del contratto di fornitura. La richiesta di agevolazione viene presentata alla SIMEST dalla banca finanziatrice o direttamente dall’esportatore.Le forme di finanziamento più frequenti sono: sconto pro solvendo o pro soluto di titoli di credito, smobilizzo di crediti assistiti da lettere di credito irrevocabili, da lettere di garanzia irrevocabili e autonome, da lettere di credito “stand-by” irrevocabili, oltre alle operazioni di credito acquirente.

 

 

D. Finanziamento agevolato delle spese per la realizzazione di programmi di assistenza tecnica e studi di fattibilità connessi ad esportazioni o ad investimenti italiani all’estero; e finanziamento agevolato delle spese per la realizzazioni di studi di prefattibilità e di fattibilità connessi all’aggiudicazione di commesse il cui corrispettivo è costituito, in tutto o in parte, dal diritto di gestire l’opera.

            La materia è regolata dal Decreto Legislativo n. 143 del 31/3/1998, modificato con Decreto Ministeriale n.136 del 23/3/2000.

          Le domande per accedere a questi finanziamenti agevolati devono essere presentate alla SIMEST S.p.A., il cui Comitato ha tempo tre mesi dalla ricezione della stessa per deliberare in merito alla concessione del finanziamento. Possono presentare domanda le imprese italiane, loro consorzi o associazioni; hanno priorità le PMI e le imprese in possesso di certificazione di qualità.

            Il tasso d’interesse passivo è pari al 25% del tasso di riferimento vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento, stabilito dal Ministero del Tesoro. Tale tasso rimane fisso per tutta la durata del contratto di finanziamento.

            Le spese strettamente collegate agli studi di prefattibilità e di fattibilità connessi con l’aggiudicazione di commesse in cui il corrispettivo è costituto in tutto o in parte dal diritto di gestire l’opera sono finanziabili nei limiti del 50% dell’importo preventivato ed approvato dal Comitato se sostenute nel periodo di sei mesi a decorrere dalla data di delibera di concessione del finanziamento. Il limite massimo del finanziamento concedibile è di € 361.000.

            Le spese imputabili a programmi di assistenza tecnica e studi di fattibilità connessi ad esportazioni o ad investimenti sono invece finanziate per l’intero valore preventivato ed approvato dal Comitato. Sono finanziabili le spese per programmi di assistenza tecnica sostenute nell’arco di un anno a decorrere dalla delibera di approvazione del finanziamento per un ammontare massimo di € 516.000. Per quanto riguarda quelle inerenti a studi di fattibilità sono ammissibili quelle sostenute nei sei mesi decorrenti dalla data di delibera del Comitato e per un importo massimo di € 361.000. La durata complessiva del finanziamento non può superare i tre anni e mezzo di cui i primi sei mesi di preammortamento o, per i programmi di assistenza tecnica, i 4 anni comprensivi di un periodo di preammortamento di 12 mesi.

             L’impresa richiedente il finanziamento è tenuta a presentare alla SIMEST S.p.A., al momento della richiesta di erogazione, una delle seguenti tipologie di garanzia: fideiussione bancaria, fideiussione assicurativa, pegno su titoli, o fideiussione dei consorzi di garanzia collettiva fidi convenzionati con la SIMEST. Per favorire l’accesso delle PMI a tali agevolazioni è stato previsto che debbano presentare garanzie solo per il 50% dell’importo del finanziamento erogato.

 

E. Finanziamenti di programmi di penetrazione commerciale all’estero volti a costituire insediamenti durevoli

            La materia è regolata dalla Legge n. 394 del 29/07/1981. Lo scopo è di favorire la presenza stabile e qualificata d’imprese italiane in paesi extra UE. Tale presenza può essere realizzata mediante la costituzione di rappresentanze permanenti all’estero gestite direttamente con l’impiego di personale proprio, attraverso una società partecipata di diritto locale, o attraverso collaborazione con importatori, distributori, rappresentanti. Di regola i finanziamenti sono destinati ad una sola area geoeconomica e a non più di due paesi della stessa area; possono essere ammesse spese da sostenere in paesi di protezione, cioè vicini a quello in cui viene realizzato il programma.

            Il sostegno consiste in finanziamenti a tasso agevolato, pari al 40% del tasso di riferimento (viene fissato mensilmente ed è rilevabile sul sito Internet dell’ABI e della SIMEST), a valere su un fondo a carattere rotativo. Qualora richiesto nella domanda il Comitato può concedere un anticipo pari al massimo al 10% dell’importo del finanziamento approvato. Sono finanziabili le spese sostenute nel periodo di realizzazione, che decorre dalla data di approvazione del programma e termina due anni dopo la stipula del contratto.

            Le spese ammissibili devono risultare coerenti con:

-             i programmi: come le spese di costituzione ed ampliamento di rappresentanze permanenti all’estero (uffici o filiali di vendita, centri di assistenza ai clienti, magazzini, depositi e sale espositive), studi di mercato, promozione, dimostrazione, pubblicità, nonché spese per la prestazione di servizi di assistenza pre e post-vendita alla clientela

-             le capacità organizzative, economiche e finanziarie del soggetto richiedente

            Il finanziamento può coprire al massimo l’85% delle spese previste dal programma di penetrazione commerciale con un importo non superiore a € 2.065.000 (€ 3.098.000 nel caso di consorzio, società consorzile o raggruppamento di PMI che gestiscano direttamente il programma). E’ ammissibile al finanziamento anche il potenziamento di strutture già operanti. Ciascuna impresa può presentare la domanda per un solo programma per volta. Una nuova domanda può essere presentata dopo l’invio della relazione finale della precedente.

            Il periodo di realizzazione del programma decorre dalla data di approvazione del programma e  termina due anni dopo. La durata complessiva del finanziamento non può essere superiore a 7 anni dalla data di stipula del contratto di finanziamento, comprensivi di un periodo di  preammortamento di 2 anni in cui sono corrisposti solo gli interessi.

            Le rate sono semestrali, posticipate, a quote costanti di capitale più gli interessi sul debito residuo.

            Le erogazioni del finanziamento sono subordinate alla presentazione delle seguenti garanzie:

§         fideiussione bancaria o assicurativa redatta secondo lo schema predisposto dalla SIMEST e rilasciata da banche o compagnie assicurative di gradimento della stessa SIMEST

§         fideiussione di Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi convenzionati con la SIMEST

§         pegno su titoli

§         per le PMI che non siano in grado di fornire integralmente le garanzie sopra indicate può essere fornita, a valere su una disponibilità costituita presso il fondo, una garanzia integrativa e sussidiaria fino al massimo del 40% dell’ammontare del finanziamento deliberato.

            Il Ministero delle Attività Produttive, anche mediante ispezioni in loco, accerta la realizzazione dei programmi e verifica il loro stato di attuazione, avvalendosi della collaborazione dell’ICE.

            La domanda di finanziamento insieme alla documentazione richiesta dev’essere presentata alla SIMEST. Nel caso di imprese artigiane la richiesta può essere presentata con apposito modulo alla Artigiancassa S.p.A. in base alla convenzione stipulata con SIMEST.

            Nel valutare la richiesta la SIMEST terrà conto della consistenza patrimoniale, finanziaria ed organizzativa dell’impresa richiedente, tant’è che tra i documenti che devono essere allegati alla domanda, oltre che una relazione sul programma che illustri gli obiettivi e le modalità di realizzazione ed una descrizione analitica di tutte le spese preventivate, devono essere allegati anche i bilanci degli ultimi tre esercizi.

             All’agevolazione sono ammesse con priorità  le PMI comprese quelle agricole, loro consorzi o raggruppamenti, le società a prevalente capitale pubblico che operano per la commercializzazione all’estero dei prodotti delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno. Un accesso prioritario è riconosciuto ai soggetti in possesso di una certificazione di qualità di prodotto o d’azienda.

 

 

F. Finanziamenti per la partecipazione a gare internazionali

            La materia è regolata dalla Legge n. 304 del 20/10/90, il cui obiettivo è di facilitare la partecipazione delle imprese italiane a gare internazionali indette in paesi non appartenenti all’UE (e, comunque, non indette dalla UE), mediante il finanziamento a tasso agevolato delle spese di partecipazione alla gara, sostenute nell’arco di tempo compreso tra la data di arrivo alla SIMEST della domanda di finanziamento ed il termine di scadenza per la presentazione dell’offerta.

            Il tasso agevolato è pari al 40% del tasso di riferimento applicabile alle operazioni di credito agevolato alle esportazioni a tasso variabile (tale tasso è rilevabile ogni mese dal sito Internet della SIMEST). E’ previsto un limite massimo di finanziamento determinato in rapporto al valore della commessa secondo parametri decrescenti applicati a scaglioni. La sua durata complessiva è di 4 anni a partire dalla data della prima erogazione, comprensivi di un periodo di un anno e mezzo di pre-ammortamento, in cui sono corrisposti soltanto gli interessi mentre il capitale dev’essere rimborsato in 5 rate semestrali posticipate, uguali e consecutive. Le modalità di rimborso variano in relazione alla posizione del beneficiario rispetto all’esito della gara.

             L’erogazione del finanziamento è subordinata alla presentazione di una delle seguenti garanzie:

§         fideiussione bancaria, o assicurativa, redatta secondo lo schema predisposto nel sito Internet di SIMEST e rilasciata da banche o compagnie assicurative di gradimento della stessa

§         fideiussione di Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi convenzionati con SIMEST

§         pegni su titoli

             L’impresa presenta il modulo della domanda di finanziamento con allegato una copia del bando di gara o lettera d’invito alla partecipazione alla gara, una breve illustrazione della gara anche nel suo iter procedurale, un preventivo con descrizione analitica di tutte le spese da sostenere, la tipologia di garanzie, una presentazione dell’impresa ed i bilanci degli ultimi tre esercizi disponibili.

             All’agevolazione sono ammesse con priorità le  imprese in possesso di certificazione di qualità.

            Entro 90 giorni dalla presentazione della domanda di finanziamento alla SIMEST le relazioni istruttorie devono essere sottoposte all’esame del Comitato che deve deliberare sulla concessione. Entro ulteriori 15 giorni dalla delibera la SIMEST deve comunicare all’impresa richiedente l’esito della delibera.

 

 

III. AGEVOLAZIONI CONCESSE IN BASE ALLA LEGGE SULLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

 

 

A.     Premessa

            La materia è regolata dalla Legge n.49 del 26.2.1987, con cui è stata istituita la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. Detta legge prevede delle agevolazioni per gli operatori economici che svolgono la loro attività nei Paesi in via di Sviluppo (PVS), sotto forma di facilitazioni alla costituzione di imprese miste (joint ventures) negli stessi (vedi art.7 della legge in parola) e di agevolazione alle esportazioni verso questi Paesi.

 

 

B. Facilitazioni per la costituzione di “joint ventures” nei PVS

            La norma prevede la “concessione di crediti agevolati alle imprese italiane per il parziale finanziamento della loro quota di capitale di rischio in imprese miste da  realizzarsi in Paesi in via di sviluppo con partecipazione di investitori pubblici e privati del Paese destinatario, nonché di altri Paesi”. I crediti potranno essere concessi a società miste costituite in PVS prioritari per la cooperazione italiana, con un reddito annuo pro-capite inferiore a 3.250 US$. E’ possibile accedere ai finanziamenti  a fronte di conferimenti in denaro e/o natura in conto capitale sociale.

            Le partecipazioni al capitale di rischio delle imprese italiane finanziabili dovranno avere come oggetto: “nuove iniziative oppure la riabilitazione e/o ampliamento di iniziative preesistenti – in forma anche di imprese miste – realizzate attraverso l’aumento del capitale di rischio delle iniziative stesse”.

            Tali iniziative dovranno essere volte a favorire lo sviluppo dei settori agricolo, industriale, nonché di quello delle infrastrutture limitatamente ai trasporti, alle telecomunicazioni, all’energia, al settore idrico ed a quello sanitario.

            La partecipazione delle imprese italiane dovrà risultare  “significativa” nel capitale di rischio, come pure nella gestione dell’impresa, nella formazione e sviluppo del management locale. La partecipazione degli investitori locali (imprese o cittadini del PVS) non potrà essere inferiore al 25% del capitale di rischio di ogni iniziativa, mentre quella italiana non potrà essere inferiore al 15%. Il finanziamento agevolato potrà coprire fino al 70% della quota di pertinenza dell’impresa italiana, per un importo non superiore ai primi € 5.164.569; per quelle iniziative che rivestano particolare rilievo per gli obiettivi di sviluppo del Paese beneficiario, fino al 50 % della quota eccedente il predetto limite a fino ad un massimo di € 10.329.138. In ogni caso il finanziamento non potrà superare tale cifra.

            Il credito agevolato verrà concesso ad un  tasso d’interesse del 30% del tasso di riferimento stabilito per il credito agevolato al settore industriale, vigente alla data della stipula del contratto di finanziamento. Dovrà essere rimborsato entro 8 anni dopo un periodo di grazia (per interessi e capitale) non superiore a 2 anni. A giudizio del Mediocredito Centrale, a fronte dell’erogazione del finanziamento agevolato, saranno acquisite garanzie ritenute idonee.

             L’impresa può richiedere un’anticipazione fino ad un importo massimo del 50% del finanziamento accordato dietro presentazione di garanzie bancarie.

            La domanda va presentata al Ministero degli Affari Esteri entro un anno dalla costituzione dell’impresa mista, e comunque  prima dell’avvio della produzione nei settori agricolo e industriale ovvero prima del completamento dell’opera, nel caso di iniziative nel settore delle infrastrutture.

Il tempo stimato per il completamento dell’istruttoria è tra 4 mesi ed un anno.

Per maggiori informazioni consultare il sito : www.esteri.it/polestera/cooperaz/uffxvi.

 

 

C. Agevolazione all’export attraverso la cooperazione bilaterale

Il “Commodity Aid” ed il “Programme Aid” a dono sono aiuti alla bilancia dei pagamenti dei PVS e costituiscono un finanziamento diretto da governo a governo. Il primo è un finanziamento a fondo perduto finalizzato all’importazione nei PVS di beni e servizi di produzione italiana di cui il Paese beneficiario aveva fatto espressa richiesta all’organo decisionale (Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo), mentre il secondo è destinato al sostegno di settori specifici nel quadro di programmi prestabiliti. Sono attualmente in corso di attuazione “Commodity” e “Programme Aid” con i seguenti Paesi africani: Angola, Egitto, Etiopia, Gibuti, Kenya, Mozambico, Senegal, Tunisia, Zambia e Zimbabwe.

Una volta accordato un tale tipo di aiuto, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) del Ministero degli Affari Esteri provvede ad accreditare l’importo del finanziamento sul “conto speciale” aperto dal governo del PVS presso una “banca agente” italiana da lui scelta. Raccolte le richieste di forniture dei beneficiari locali, il responsabile del programma trasmette alla società di “procurement” le liste dei beni e servizi da acquistare; quest’ultima provvede alla selezione dei fornitori italiani mediante gare o, per i casi previsti, trattativa privata e/o licitazione privata sulla base di “short list”. Una volta che le Autorità del Paese beneficiario hanno aggiudicato le forniture e stipulato i contratti con i fornitori italiani,  la DGCS ordina alla “banca agente” l’apertura dei crediti documentari irrevocabili.

La DGCS, qualora la selezione avvenga tramite gara, provvede alla divulgazione del bando mediante pubblicazione sul proprio bollettino (DIPCO) e su organi di stampa, nonché tramite i canali informativi dell’ICE, dell’Unioncamere e della “banca agente”.

 

[La tipologia di finanziamento “Crediti d’aiuto” si differenzia dalle altre due dette sopra in quanto prevede la restituzione del capitale sia pure a condizioni estremamente agevolate. Inoltre, è il Paese destinatario del beneficio a scegliere le imprese realizzatrici dello specifico programma o progetto approvato dal Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo; in ogni caso l’operatore dev’essere italiano.

I crediti di aiuto possono essere di “aiuto programma” per la fornitura de beni e servizi necessari alla realizzazione di un programma (ad esempio sostegno alla bilancia dei pagamenti, sostegno alle PMI) o di “aiuto progetto” cioè finalizzati in base alle richieste dei paesi beneficiari per la realizzazione di uno specifico progetto.]

 

Per maggiori informazioni consultare il sito:

www.esteri.it/polestera/cooperaz/uffxvi/art6/caiuto.htm

 

 

IV. CONTRIBUTI AI CONSORZI ALL’ESPORTAZIONE

FRA PICCOLE E MEDIE IMPRESE

 

            La materia è regolata dalla Legge n. 83/89. Questi contributi sono concessi ai Consorzi costituiti da almeno 8 PMI che hanno come scopo esclusivo l’esportazione dei prodotti dei consorziati e/o l’importazione di materie prime o semilavorati da utilizzare nel processo produttivo. Il Consorzio non deve avere fini di lucro. Nei territori compresi nell’obiettivo 1 (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) sono sufficienti 5 imprese consorziate per poter accedere al contributo.

            Le spese ammissibili al contributo a fondo perduto sono quelle riguardanti la gestione delle strutture consortili e l’attività promozionale. L’importo del contributo è pari al 40%, elevabile al 60% se il Consorzio è costituito solo da PMI ed al 70% per tutti i Consorzi nei primi 5 anni di vita, delle spese del programma. L’importo massimo varia in rapporto al numero d’imprese che lo compongono.

            Le domande dovranno essere inviate al Ministero del Commercio con l’Estero (promo3@mincomes.it )ed alla Regione competente.

 </